Cartilagine di squalo
Alla ricerca di una cura 1
Tratto da: "Gli squali non si ammalano di cancro" Lane I.W. and Comac L.
Gli scienziati del Massachusetts Institute of Tecnology hanno scoperto una
sostanza nella cartilagine di squalo in grado di rallentare la formazione dei
nuovi vasi sanguigni che irrorano i tumori solidi e, pertanto, di bloccare la
crescita neoplastica.
Warren E. Leary
Associated Press Science Writer
Una delle ragioni della longevità degli squali è rappresentata
dal fatto che sono fra i pochi esseri viventi a non ammalarsi mai di cancro.
Ciò sembrerebbe dovuto alla cospicua presenza di tessuto cartilagineo
nel loro corpo, tessuto che potrebbe essere utile alluomo per prevenire e
trattare con successo questa malattia devastante. Lacquisizione di tali
conoscenze non è, tuttavia, avvenuta improvvisamente: si è
trattato di un processo lento e graduale
La crescita tumorale in vitro fornisce un primo indizio
Negli anni Sessanta a Boston, nel Massachusetts, patria dei merluzzi e delle
aragoste, Judah Folkman, del Childrens Hospital, membro della Facoltà
di Medicina di Harvard, stava elaborando unipotesi in ordine alla natura dei
tumori. Un tumore è un tessuto nuovo, costituito da cellule che crescono
in maniera incontrollata; nei tessuti normali la crescita cellulare è,
viceversa, limitata: il tasso di riproduzione cellulare è pari a quello
di necrosi. Come i suoi colleghi, Folkman sapeva che i tumori necessitano di
un considerevole apporto ematico per poter crescere. Nei suoi studi su animali
da laboratorio egli osservò che i tumori impiantati in organi isolati
- organi che venivano conservati esternamente allorganismo, in vitro, cioè
in ambienti artificiali - aumentavano solo di qualche millimetro di diametro.
Le stesse neoplasie impiantate in topi crescevano, viceversa, rapidamente e
uccidevano infine lospite. Che differenza cera fra gli organi conservati in
una sostanza liquida e quelli presenti in un organismo vivente? Nei topi i
tumori avevano sviluppato una rete vasale, a differenza di quanto era
avvenuto in ambiente artificiale. Fu necessario però attendere ancora
molti armi affinché tale interrogativo trovasse una risposta esauriente.
Si scoprì, infine, che negli organi isolati lendotelio capillare - lo
strato cellulare che orla, per lappunto, i capillari - va rapidamente incontro
a degenerazione, causando necrosi dei capillari stessi. In assenza di questi
ultimi e, quindi, di un mezzo che apporti le sostanze nutritizie, le
neoplasie non sono in grado di crescere. Nel 1971 Folkman pubblicò un
lavoro su The New England Journal of Medicine in cui presentò la sua
famosa ipotesi, sottolineando in particolare due concetti:
- i tumori non possono crescere senza una rete vasale che li nutra e che
rimuova le sostanze di scarto;
- linibizione dello sviluppo dei vasi sanguigni potrebbe rappresentare un
valido approccio terapeutico antitumorale.
Alla ricerca di un inibitore dellangiogenesi
Nel 1973 i ricercatori del Rush-Presbiterian-St.Lukes Medical Center di
Chicago impiantarono piccoli frammenti di cartilagine nella membrana fetale di
un embrione di pollo, altrimenti definita membrana corioallantoidea, osservando
che, a differenza di altri tessuti impiantati, essi non avevano sviluppato una
rete vasale.
Verso la metà degli anni Settanta un altro gruppo di ricercatori del
Massachusetts Institute of Tecnology (MIT) iniziò a studiare
linibizione della vascolarizzazione. Robert Langer e Anne Lee, riferirono, in
un lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, che la cartilagine presente
nella spalla di vitello è in grado di inibire la vascolarizzazione dei
tumori solidi. Nel loro esperimento Langer e Lee praticarono uninfusione di
estratto di tale cartilagine a conigli e topi. Negli animali non furono
riscontrati segni di tossicità; tuttavia, lo sviluppo di nuovi vasi
sanguigni in direzione dei tessuti tumorali impiantati e, di conseguenza, la
crescita neoplastica vennero arrestati. Gli studi compiuti al MIT avrebbero
dovuto favorire considerevolmente le ricerche in ordine agli inibitori
dellangiogenesi, eppure queste si arenarono. Langer e Lee attribuirono tale
fenomeno alla scarsa disponibilità di estratti cartilaginei, dovuta al
fatto che i mammiferi presentano una percentuale limitata di tali tessuti.
I due studiosi decisero, allora, di prendere in considerazione gli squali, il
cui scheletro è interamente cartilagineo.
Alla ricerca di una cura 2
Cartilagine di squalo e cartilagine bovina

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