Shark Liver Oil: la ricerca

Consumo alimentare di pesce e protezione cardiovascolare nelle popolazioni occidentali:
il "Diet and Reinfarction Trial" M.L. BURR

(Tratto da "Fish e Malattia Vascolare", Casa Editrice Bi&Ge Editori)

MRC Epidemiology Unit, Llandough Hospital, Penarth, South Glamorgan, Regno Unito

Vari studi sembrano indicare che il consumo alimentare di pesce protegge dall’insorgenza di cardiopatia ischemica (CI). Lo studio di Zutphen si basava su un follow-up della durata di 20 anni in soggetti maschi le cui abitudini alimentari erano state registrate in modo dettagliato: nei soggetti che consumavano pesce su base regolare la mortalità da CI risultava significativamente inferiore (Tab. I).

Tabella I
Consumo di pesce e mortalità da CI:
lo studio di Zutphen.

Consumo di pesce (g/die)

Numero pazienti

Rapporto di rischio

non corretto

corretto*

0

159

1.00

1.00

1-14

283

0.60

0.64

15-19

215

0.57

0.56

30-40

116

0.46

0.36

<45

79

0.42

0.39

P<0.05
* correzione per vari fattori di rischio

Altri studi hanno dato luogo a risultati contrastanti, confermando o non confermando un effetto protettivo legato al consumo di pesce. In linea di massima si rileva una diversa mortalità da CI negli studi ove si confrontano soggetti che consumano pesce in quantità modeste con soggetti che non ne fanno consumo, mentre tali differenze non sembrano sussistere negli studi ove si confrontano livelli elevati con livelli modesti di consumo, né ove il gruppo a basso consumo viene definito in modo piuttosto vago (p.es., in termini di un unico periodo di 24 h).
La tabella II mostra i reperti del Western Electn’c Study che comprendeva un gruppo di pazienti con un consumo di pesce pressoché nullo. Analogamente allo studio di Zutphen, si rilevava un rapporto di proporzionalità inversa fra consumo di pesce e mortalità.
Se il consumo di pesce protegge dall’insorgenza di CI, è probabile che ciò avvenga grazie alla presenza di acidi grassi polinsaturi n-3 (PUFA), quali l’acido eicosapentaenoico (EPA).

Tabella II
Consumo di pesce e mortalità coronarica:
il Western Electric Study

Consumo di pesce (g/die)

Numero pazienti

Morti coronariche

Numero

Percentuale

0

205

42

20.5

1-17

686

128

18.7

18-34

779

121

15.5

<35

79

34

13.0

È noto che tali acidi grassi alterano la funzione piastrinica e la trigliceridemia in modi compatibili con un effetto protettivo nei confronti della CI. Gli acidi grassi n-3 abbondano in modo particolare in varie specie di pesci d’acqua fredda, quali sgombro, aringa, salmone, trota, sarda e sardina. È stato messo a punto uno studio randornizzato con gruppi di controllo onde stabilire se un maggiore consumo di pesce grasso riduca la mortalità in soggetti maschi colpiti da infarto recente e, quindi, ad alto rischio. Lo studio comprendeva un totale di 2.033 soggetti non diabetici di età inferiore a 70 anni, assegnati su base casuale a due gruppi distinti. Ai soggetti nel primo gruppo veniva prescritto di consumare pesce grasso almeno due volte la settimana, in modo da raggiungere un consumo settimanale di 300 g; in alternativa, se il soggetto non era in grado di consumare la quantità di pesce suddetta, si somministravano capsule di fish oil. Nel secondo gruppo non si davano indicazioni di sorta in merito al consumo di pesce. Lo studio presentava una struttura fattoriale, per cui indipendentemente dalla randomizzazione effettuata in rapporto al consumo di pesce, al 50% dei soggetti veniva consigliato di ridurre il consumo di grassi e di aumentare la proporzione di PUFA e, indipendentemente dalle due randomizzazioni suddette, alla metà dei soggetti veniva consigliato di aumentare il consumo di fibre di cereali. Si avevano quindi 8 sottogruppi che comprendevano le varie combinazioni delle tre prescrizioni alimentari sopra menzionate, compreso un gruppo ove non si erano fornite indicazioni di sorta. La compliance ni confronti delle prescrizioni relative al consumo di pesce risultava soddisfacente, secondo quanto indicato da questionari appositi, e trovava conferma nella misura degli acidi grassi plasmatici effettuata in un sottogruppo di pazienti (Tab. III). I soggetti ai quali era stato prescritto di consumare pesce presentavano in media livelli plasmatici di EPA più elevati.

Tabella III
Livelli plasmatici di EPA in due gruppi con prescrizioni alimentari diverse nel
Diet and Reinfarction Trial

Gruppo

Numero pazienti

EPA nel plasma come % acidi grassi totali

Media geometrica

Intervallo confidenza 95%

Consiglio al consumo di pesce

107

0.59

0.52-0.67

Nessun consiglio circa il consumo di pesce

96

0.46

0.41 -0.51

P<0.01

La tabella IV mostra i decessi avvenuti nei due anni dall’arruolamento nello studio. La mortalità complessiva è risultata significativamente minore nel gruppo al quale era stato prescritto di consumare pesce; il dato dipende in via primaria da un calo dei decessi secondari a CI. Non si osservavano riduzioni nell’incidenza di infarto miocardico non letale.

Tabella IV
Decessi e reinfarti in rapporto alle indicazioni sul consumo di pesce nel
Diet and Reinfarction Trial

Gruppo

Numero pazienti

Totale decessi
N. (%)

Decessi da CI
N. (%)

Infarti non letali
N. (%)

Eventi da CI
N. (%)

Consiglio al consumo di pesce

1015

94 (9.3)

78 (7.7)

49 (4.8)

127 (12.5)

Nessun consiglio circa il consumo di pesce

1018

130 (12.8)

p<0.05

116 (11.4)

P<0.0 I

33 (3.2)

149 (14.6)

La tabella V mostra gli effetti delle singole prescrizioni alimentari sul rischio di decesso. Le percentuali di rischio vengono indicate prima e dopo correzione per alcuni fattori di disomogeneità (basati sull’anamnesi, la radiografia del torace e la terapia) che avrebbero potuto influire sui risultati. Nel gruppo che consumava pesce grasso si aveva un rischio relativo di 0.71 rispetto agli altri pazienti, ossia, una riduzione del 29% nel numero dei decessi. La riduzione dei grassi alimentari e il consumo di fibre non si associavano ad un calo della mortalità; di fatto, quest’ultima risultava maggiore rispetto agli altri sottogruppi (benché in misura non significativa) nei soggetti ai quali era stato consigliato di consumare fibre di cereali.

Tabella V
Effetto di singole prescrizioni alimentari sulla mortalità:
Diet and Reinfarction MA

Prescrizione alimentare

non corretto

Rapporto di rischio (intervallo confidenza 95%)

corretto*

significatività

Consumo di pesce

0.71

(0.54 - 0.92)

0.71

p<0.05

Riduz. Consumo grassi

0.97

(0.75 - 1.27)

1.00

 

Consumo fibre

1.23

(0.95 - 1.60)

1.27

 

* correzione per anamnesi, reperti radiografici, terapia

La tabella VI mostra i risultati di un’analoga valutazione compiuta in rapporto agli eventi secondari a CI (nuovi infarti del miocardio + decessi attribuibili a CI); nessuno dei tre regimi alimentari descritti risulta associato ad un’alterazione dell’incidenza degli eventi in questione.

Tabella VI
Effetto di singole prescrizioni alimentari sugli eventi secondari a CI:
Diet and Reinfarction MA

Prescrizione alimentare

non corretto

Rapporto di rischio (intervallo confidenza 95%)

corretto*

significatività

Consumo di pesce

0.84

(0.67 - 1.07)

0.84

-

Riduz. Consumo grassi

0.91

(0.71 - 1.15)

0.91

-

Consumo fibre

1.21

(0.95 - 1.53)

1.23

-

* correzione per anamnesi, reperti radiografici, terapia

La figura I mostra le curve di sopravvivenza dei gruppi con un consumo elevato o ridotto di PUFA n-3. Il fatto che le due curve divergano assai presto sembra indicare che l’effetto protettivo legato ad un maggiore consumo di PUFA n-3 si instaura rapidamente. Tale reperto, unito all’assenza di effetti significativi sul rischio di reinfarto, indica il probabile intervento di meccanismi diversi da un rallentamento del processo aterosclerotico o dall’inibizione di fenomeni trombotici. Studi nell’animale hanno mostrato che l’aumento del consumo di PUFA n-3 protegge dall’insorgenza di aritmie letali durante ischemia e riperfusione del miocardio. Ne deriva che una spiegazione possibile è costituita da un effetto antiaritmico dei PUFA n-3 in pazienti con CI. Si tratta ovviamente di un’ipotesi che necessita di validazioni ulteriori attraverso studi più specifici. Un altro trial con gruppi di controllo attualmente in corso, intende valutare l’effetto protettivo del pesce grasso in pazienti anginosi. Occorrono studi ulteriori onde stabilire se l’effetto protettivo dei PUFA n-3 sia mediato da una riduzione dell’instabilità

Bibliografia



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