Shark Liver Oil: la ricerca

L’artrite reumatoide

(Tratto da "Cenesthesis")

L’idea che variazioni dietetiche possano influenzare i sintomi dell’artrite reumatoide ha fatto parte del folklore di questa malattia, finché recenti studi hanno dimostrato che la terapia dietetica supplementata in particolar modo con olio di pesce, nonché la dieta vegetariana sono in grado di intervenire favorevolmente con il processo flogistico dell’artropatia.
Le vitamine A ed E, gli acidi grassi polinsaturi 0mega 3, gli alchigliceroli e lo squalene si combinano nell’olio di fegato di squalo per formare un supplemento di lapidi marini di alta qualità ad alto contenuto di EPA e DHA ma senza lo svantaggio di essere soggetto alla rancidezza e all’ossidazione come gli altri oli di pesce.
Ma l’integrazione della dieta con un’adeguata assunzione di olio di fegato di squalo si rivela benefica anche in altri casi dolorosi. Si stanno infatti svolgendo numerose ricerche sull’effetto che un regime arricchito da assunzione di olio di pesce può avere su alcune malattie infiammatorie. Una delle più diffuse è senz’altro l’artrite reumatoide (AR). I dati riportati nella letteratura medica indicano che la maggior parte delle persone affette da AR e AR giovanile, presenta deficienze nello stato nutrizionale. Sull’argomento si riporta di seguito, l’estratto di un articolo basato sui risultati di una ricerca condotta dai Dottori N. Giordano. M. Senesi. E Palumbo, E.Battistini e C. Gennari dell’Istituto di Patologia Medica dell’Università degli Studi di Siena.

"Per molti anni la tradizione popolare ha affermato che modificazioni del regime dietetico possono influenzare l’attività di malattia dell’artrite reumatoide (AR). I dati della letteratura avevano già fatto rilevare che i pazienti con AR e quelli con AR giovanile presentavano deficienti condizioni dello stato di nutrizione. Tuttavia non era noto se le scadenti condizioni nutrizionali giocassero o meno un ruolo favorente l’insorgenza della malattia o, meglio, aggravante il decorso della stessa, né poteva essere escluso il sospetto che di per sé l’artropatia fosse responsabile del precario stato nutrizionale.
Quest’ultima ipotesi risulta attualmente più accreditata poiché è stato dimostrato che il processo infiammatorio altera il metabolismo degli aminoacidi deviandolo verso la sintesi di mediatori della flogosi quali l’interleuchina 1 e il tumor necrosis factor alfa.
Inoltre studi epidemiologici hanno indicato che alcuni alimenti quali latte e cereali, possono condurre ad esacerbazione delle manifestazioni articolari dell’AR, nonchè del lupus eritematoso e della malattia di Bechet. Per tentare di definire l’efficacia ed i limiti della terapia dietetica nell’AR, negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi basati sulla terapia dietetica supplementare e sulla terapia dietetica vegetariana. Sebbene numerosi supplementi dietetici siano stati consigliati nell’AR, quali vitamine, selenio, ginseng, pappa reale ecc. i più studiati e degni di nota sono rappresentati dall’olio di pesce e dall’olio estratto dal fiore "evening prime rose" (EPO), da noi noto con il nome di "belladinotte".

I pesci e i molluschi contengono acidi grassi Omega 3, acidi polisaturi a catena lunga, in particolare l’acido eicosapenta-enoico (EPA); quest’ultimo riduce la produzione, dall’acido arachidonico, di eicosanoidi quali le prostaglandine ed i leucotrieni, fondamentali mediatori del processo flogistico.
Gli acidi Omega 3 sono in grado di diminuire la sintesi di interleuchina I dai monociti e del leucotriene B4, potente sostanza chemiotattica di origine leucocitaria. Inoltre l’EPA compete con l’acido arachidonico per la ciclossigenasi, con conseguente riduzione della produzione di PGE2. Per quanto concerne l’EPA, è noto che esso fornisce acidi grassi essenziali i quali sono precursori delle prostaglandine antinfiammatorie e inibitori della sintesi delle prostaglandine proinfiammatorie.
In particolar modo, l’EPA contiene l’acido gamma-linoleico (contenuto altresì in abbondanza nell’olio di fegato di squalo) che è, un precursore della PGE 1: quest’ultima è un potente agente antiflogistico naturale. L’EPA contiene inoltre l’acido 150H diomo-gamma-linoleico il quale inibisce la 5 e la 12 lipossigenasi: esse danno origine agli ecosanoidi proinfiammatori. Numerosi studi sono stati effettuati su modelli animali per verificare il potere antifiammatorio degli acidi Omega 3 in patologie flogistiche spontanee, quali la nefropatia lupica, o indotte sperimentalmente, quali l’artrite dei ratti immunizzati con collagene di tipo II.
Sebbene i risultati di tali ricerche siano ancora controversi, è verosimile che la somministrazione di olio di pesce in pazienti con AR determini un significativo miglioramento dei parametri clinici di malattia, in particolare del dolore e della tumefazione articolare, con conseguente possibile sospensione della terapia sintomatica con antiflogistici non steroidi. L’efficacia della somministrazione di acidi Omega 3 è legata a dosaggi elevati di essi, assunti per periodi di tempo protratti; l’efficacia stessa inoltre, sembra limitata alla durata della terapia supplementare anche se alcuni Autori affermano che il ritorno dei pazienti alle condizioni basali si verifica dopo 1-2 mesi dalla sospensione dei suddetti acidi grassi.
Il netto miglioramento del quadro di malattia sembra secondario, come già detto, alla inibizione delle prostaglandine flogene e, probabilmente, anche del tumor necrosis factor alfa. L’assunzione degli Omega 3 risulta in genere ben tollerata, anche se alcuni Autori segnalano un loro effetto ipotensivo evidente soprattutto sulla pressione diastolica."



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