Cartilagine di squalo
Casi clinici 1
Tratto da: "Gli squali non si ammalano di cancro" Lane I.W. and Comac L.
A tutti gli 8 pazienti, esaminati inizialmente da Ernesto Contreras Jr.,
fu insegnata la tecnica di autosomministrazione della cartilagine di squalo.
Vennero date loro alcune confezioni contenenti dosi premisurate da 15 g di una
cartilagine di squalo sperimentale altamente concentrata che, immediatamente
prima delluso, doveva essere miscelata con due terzi di bicchiere dacqua a
temperatura corporea
Complessivamente venivano somministrate due confezioni al giorno (30 g) mediante
un dispositivo di plastica morbida, simile a una siringa, provvisto di una
cannula per enteroclismi di circa 5 cm. I malati venivano visitati settimanalmente
da uninfermiera, che consegnava loro ulteriori confezioni di preparato. Ogni
quindici giorni Contreras valutava gli eventuali progressi conseguiti dai pazienti e,
se necessario, li incontrava. Gli otto casi erano i seguenti:
- Una donna di 48 anni con un cancro della cervice uterina localmente avanzato,
di stadio III, inoperabile, che aveva infiltrato la vescica. Lirradiazione precoce
non era stata di alcun giovamento; la paziente presentava ulcerazioni e forti dolori
dovuti al tumore. Dopo 7 settimane di terapia a base di cartilagine di squalo,
il dolore era in gran parte scomparso e la neoplasia si era ridotta approssimativamente
dell80%. Dopo 11 settimane si verificò una diminuizione completa (100%)
della massa tumorale; in quella fase fu riscontrato mediante palpazione (esplorazione
manuale) solo la presenza di tessuto cicatriziale. Il dolore era del tutto scomparso.
- Una donna di 50 anni con un emangioma vaginale grande quanto un pompelmo,
vale a dire della grandezza di 13x13cm, che risultò persistere anche dopo
isterectomia. La vaginestomia parziale e la somministrazione di dosi massime di radiazioni
interne ed esterne non erano state di alcun ausilio. Dopo 7 settimane di trattamento
con cartilagine di squalo il tumore si era ridotto circa del 60% e non presentava
sanguinamento. Dopo 11 settimane aveva le dimensioni di una piccola arancia.
Questo è uno dei casi più dello studio poiché rappresenta
un chiaro esempio di azione antiangiogena.
- Una donna di 32 anni con un cancro della cervice uterina in stadio IV (molto avanzato),
affetta da blocco renale, che aveva richiesto lapplicazione permanente di un
catetere uretrale. La terapia con cartilagine di squalo fu concepita come ultima
spiaggia: in casi simili il decesso viene praticamente considerato certo. Dopo
7 settimane il tumore si era ridotto almeno del 40%, il catetere uretrale non era più
necessario e il dolore era pressoché scomparso. La paziente era in grado
di alimentarsi meglio e aveva iniziato ad acquistare peso. Dopo 11 settimane
la neoplasia era diminuita del 60%.
- Un uomo di 48 anni, lunico paziente di sesso maschile dellindagine, con un
sarcoma dei tessuti molli di stadio III, inoperabile, che aveva interessato lintera
parte posteriore della coscia destra. La risposta alla terapia radiante era
stata parziale; il tumore aveva continuato a crescere rapidamente. Dopo 7 settimane
di trattamento con cartilagine di squalo, non si erano notati miglioramenti
esterni. Dopo 9 settimane Ernesto Contreras Jr. decise, con riluttanza, di asportare
chirurgicamente la neoplasia; durante lintervento il chirurgo, il fratello Francisco,
osservò che la parte centrale del sarcoma - più del 60% della massa -
si era gelatinizzata e necrotizzata. Il tumore veniva distrutto dallinterno verso
lesterno e non vi erano metastasi polmonari, come invece spesso accade in
questi casi.
- Una donna di 38 anni con un tumore residuo dopo isterectomia totale per
tumore della cervice uterina. La neoplasia non aveva risposto a dosi massime di
radiazioni interne ed esterne. La paziente era in cattive condizioni fisiche e presentava
molti sintomi, tra i quali forti dolori. Dopo 6 settimane di terapia con
cartilagine di squalo segnalò un miglioramento soggettivo: il dolore
era scomparso, come pure gran parte dei sintomi, e, alla settima settimana,
la paziente decise di cessare il trattamento. Tuttavia, dopo 11 settimane, fu
riscontrata la presenza di metastasi polmonari bilaterali. Ciò indica
che la terapia con cartilagine di squalo deve probabilmente essere continuata
almeno finché tutti i segni tumorali non siano scomparsi.
- Una donna di 62 anni con metastasi ossea nella regione sacroiliaca destra,
secondaria a un tumore della cervice uterina trattao in precedenza. La metastasi
era insorta in unarea irradiata. Dopo 9 settimane di terapia con cartilagine di squalo,
il tumore si era ridotto almeno dell80%. Dopo 11 settimane tutti i segni neoplastici
erano scomparsi e la paziente fu ritenuta guarita.
- Una donna di 36 anni con carcinoma peritoneale di stadio IV, dovuto a tumore
primitivo del colon. Lintervento esplorativo aveva confermato la diagnosi di
neoplasia inoperabile e alla paziente erano state date poche possibilità
di sopravvivenza. Dopo 7 settimane di trattamento con cartilagine di squalo era
insorto un ascesso della parete addominale, che richiese un secondo intervento
chirurgico. Durante questultimo si osservò una diminuizione della massa
tumorale dell80%; gran parte dei tessuti neoplastici residui si era, inoltre,
gelatinizzata. Ciò era, ovviamente, dovuto a necrosi del tumore e rappresentava
un ulteriore successo terapeutico. Dopo 11 settimane la paziente era libera
da tumore e fu considerata un caso di " guarigione miracolosa".
- Una donna di 45 anni con tumore mammario bilaterale infiammatorio,
che aveva infiltrato la cute e la parete toracica. Si tratta dellunico caso
che non ha risposto alla terapia con cartilagine. Dopo 6 settimane la
mancanza di risposta fu evidente e si decise di cessare il trattamento.
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