Tratto da: "Gli squali non si ammalano di cancro" Lane I.W. and Comac L.

L’artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria che interessa prevalentemente le articolazioni e comporta deformazioni articolari, compromissione muscolare e distruzione dei tessuti ossei e cartilaginei. Anche se la causa dell’artrite reumatoide resta tuttora sconosciuta, è noto che una crescita capillare anomala è in grado di distruggere la cartilagine articolare; l’angiogenesi persistente pare, di conseguenza, essere un fenomeno determinante a questo proposito. Alla luce della correlazione fra artrite e cartilagine, Prudden ha condotto uno studio, descritto in Seminars in Arthritis and Rheumatism, su 9 pazienti di età compresa fra 43 e 69 anni affetti da una forma grave di artrite reumatoide. Inizialmente tutti presentavano dolori e rigidità considerevoli, edema articolare marcato e i segni radiografici tipici della malattia. Somministrando una dose di 500 ce di cartilagine bovina per via sottocutanea per 10-35 giorni, seguita da dosi di richiamo a intervalli di 3~4 settimane, a seconda delle necessità, Prudden ha ottenuto risultati "sorprendentemente buoni". Le condizioni di un terzo dei malati da "gravi" sono diventate "eccellenti" quelle degli altri due terzi, da "gravi" sono divenute "buone" grazie alla sola terapia con cartilagine, somministrata una volta al giorno.

L’osteoartrite

L’osteoartrite (OA), o osteoartrosi, è una malattia che distrugge la cartilagine articolare. Questa patologia degenerativa articolare è uno dei quadri reumatici più diffusi a carico dell’apparato muscoloscheletrico: solamente negli Stati Uniti ne sono affetti 40 milioni di soggetti. L’osteoartrite è, probabilmente, almeno in parte, dovuta alla risposta del sistema immunitario.
Una pressione eccessiva può causare frammentazione della cartilagine in corrispondenza dei siti maggiormente interessati; a quanto si ritiene, il sistema immunitario interpreta la presenza dei frammenti cartilaginei come una lesione e, in risposta, induce infiammazione dei siti in questione, edema e alcuni dei sintomi dolorifici caratteristici dell’osteoartrite (visto che la cartilagine è priva di nervi, il dolore associato a osteoartrite non ha origine in essa). La malattia può anche insorgere con degenerazione e assottigliamento della cartilagine articolare; la successiva invasione della cartilagine avascolarizzata da parte dei vasi sanguigni causa calcificazione cartilaginea.
La cartilagine di squalo pare in grado di arrestare l’angiogenesi e risulta, pertanto, capace di ridurre l’infiammazione e il dolore articolari. Tali effetti vengono ottenuti in parte grazie alla presenza nella cartilagine di notevoli quantità di mucopolisaccaridi efficaci. In quasi tutti i casi l’immobilizzazione e il dolore dell’artrite sono provocati dall’infiammazione. I mucopolisaccaridi agiscono contro l’infiammazione insieme alle proteine che combattono l’angiogenesi, in modo da causare una risposta molto più efficace di quella che si otterrebbe se operassero isolatamente. Questo effetto sinergico arresta l’infiammazione, il dolore e l’ulteriore distruzione cartilaginea, come hanno dimostrato numerose indagini cliniche.
In uno studio condotto da Prudden agli inizi degli anni Settanta e riportato dalla rivista Seminars in Arthritis and Rheumatism, a 28 pazienti artritici, tutti con forti dolori e un grado di inabilità funzionale elevato, furono praticate iniezioni di un preparato a base di cartilagine per un periodo di 3-8 settimane. In 19 casi i risultati furono "eccellenti", in 6, "buoni" e in 3, "soddisfacenti" o "nulli". Nessun malato dimostrò, tuttavia, segni di tossicità o effetti collaterali negativi. Nel 1988 Serge Orloff, uno dei maggiori esperti di artrite reumatoide dell’Europa occidentale, effettuò un’altra indagine in cui fece uso della cartilagine di squalo. Egli somministrò ai malati 9 g al giorno di tale sostanza essiccata per 4 settimane e, in seguito, 4,5 g al giorno, per un periodo prolungato, rimanendo colpito dai risultati, soprattutto da quelli ottenuti in una paziente di 49 anni con "degenerazione" femoropatellare e dolore nella regione inferiore del dorso, dovuti a discopatia cronica. I dolori diminuirono del 50% dopo le prime 2 settimane di trattamento e di un ulteriore 50% dopo 6 settimane.
La paziente riferì di essere in grado di flettere entrambe le gambe e il dorso senza eccessivo dolore durante lo svolgimento delle attività quotidiane e di avere una sensazione di rafforzamento muscolare. Nel 1989 José A. Orcasita, assistant clinical professor di medicina interna presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Miami effettuò uno studio per 9 settimane su 6 pazienti anziani con osteoartrite, tutti affetti da forti dolori, classificati, in base a una scala graduata da 1 a 10, di gravità 9 - 10 e descritti come pressoché insopportabili. Dopo la prima visita i malati cessarono di assumere gli analgesici e gli antinfiammatori prescritti e iniziarono la terapia a base di cartilagine di squalo essiccata.
Furono valutati settimanalmente, per 9 settimane; 3 dei 6 pazienti ultimarono il ciclo terapeutico, che prevedeva la somministrazione di dosi giornaliere di 9 g di cartilagine per via orale (3 g 3 volte al giorno, prima dei pasti). Due pazienti decisero di ritirarsi dallo studio alquanto precocemente e uno terminò solo i sette ottavi del trattamento. Durante le ultime 5 settimane di studio la dose fu dimezzata, ma sempre assunta 3 volte al giorno, prima dei pasti. 13 malati che completarono il ciclo terapeutico presentarono una diminuizione del dolore di 5-6 punti (persino il paziente che ultimò solo i sette ottavi del trattamento rispose bene). In tutti i casi fu osservato un miglioramento marcato della qualità di vita. Coloro che svolgevano attività fisica riferirono che, dopo aver assunto la cartilagine di squalo, i dolori che si verificavano di solito durante la stessa erano scomparsi. "I pazienti non hanno presentato alcun effetto collaterale, alcun segno di tossicità né problemi di alcun tipo", affermò José A. Orcasita in conclusione. Sempre nel 1989 Carlos Luis Alpizar, direttore del programma nazionale di assistenza geriatrica in Costa Rica, somministrò dosi di cartilagine di squalo per via orale a 10 pazienti affetti da una forma di osteoartrite tanto grave da essere costretti a letto. Nell’arco di 3 settimane 8 pazienti erano in grado di camminare.

Gli studi panamensi confermano i dati delle prime indagini

A Panama anche Harry Xatrush ha studiato gli effetti della cartilagine di squalo sull’artrite. In un indagine clinica iniziò a somministrare capsule della sostanza in un paziente di sesso maschile, che presentava dolori alla colonna vertebrale ed alla muscolatura del dorso e dell’anca, a partire dal settembre del 1990. Il malato era affetto da tali problemi da cinque anni e i vari specialisti che aveva consultato gli avevano formulato diagnosi diverse, fra cui quella di osteoartrite.
Tra i sintomi, il paziente lamentava dolore durante il movimento, rigidità mattutina grave e crampi alla muscolatura dorsale. Egli assunse 1 capsula di cartilagine di squalo per circa 5 kg di peso corporeo al giorno e, dopo 18 giorni, la rigidità mattutina e i crampi muscolari erano scomparsi. Alla quinta settimana di terapia tutti i sintomi si erano risolti.
In un altro studio clinico fu trattato un uomo di 42 anni con una patologia infiammatoria cronica dolorosa, a cui, nel 1966, era stata diagnosticata artrite reumatoide. Da quell’epoca il paziente era stato sottoposto a diverse terapie, a base di analgesici, salicilati, farmaci antinfiammatori non steroidei, sali d’oro, immunosoppressivi e corticoidi, che avevano causato vari effetti collaterali "senza controllare la malattia in modo soddisfacente". Nel gennaio del 1991, quando cioè iniziò ad assumere le capsule contenenti cartilagine di squalo, il paziente era costretto a letto, lamentava forti dolori e presentava deformità considerevoli delle articolazioni principali. La terapia prevedeva la somministrazione di 1 capsula per circa 5 kg di peso corporeo per 21 giorni e di 4 capsule al giorno, nei 21 giorni successivi; dopo 3 settimane di trattamento si osservarono raddrizzamento della colonna vertebrale e scomparsa della sintomatologia dolorosa.
Non solo la cartilagine di squalo è efficace contro l’artrite, ma è una sostanza in gran parte inerte e atossica che può, pertanto, essere impiegata anche quando ci sono altre terapie in corso. Le sue modalità di azione - per la precisione, la stimolazione del sistema immunitario e l’inibizione dell’angiogenesi - non interferiscono, a quanto pare, con quelle di altri trattamenti, indipendentemente dalla loro drasticità o dalla loro semplicità. E, fatto ancora più importante, la cartilagine di squalo non presenta alcuno degli effetti collaterali che si verificano frequentemente con i farmaci in uso nella medicina tradizionale.

La cartilagine di squalo è un’alternativa valida

Migliaia di americani muoiono ogni anno di emorragie correlate con l’uso di FANS; centinaia di milioni di dollari vengono spesi sia per l’assistenza sanitaria sia per i soggetti che perdono la capacità produttiva. Non c’è, quindi, da stupirsi se numerosi medici e ricercatori richiedono ulteriori studi, finalizzati a stabilire quali farmaci e/o dosaggi risultino meno tossici. Un editoriale, pubblicato nel numero del l° settembre 1989 della rivista Annals of Internal Medicine, auspica l’effettuazione di test atti a identificare un approccio più realistico alle terapie oggi imperanti.
Ciò, tuttavia, implica spese ingenti - a carico sostanzialmente degli utenti - e molti anni di tempo. Questi esperimenti potrebbero forse essere evitati se si prendesse in seria considerazione l’ipotesi di utilizzare la cartilagine di squalo che si è rivelata del tutto sicura, atossica ed efficace. La cartilagine è oggi disponibile in commercio sotto forma di integratore alimentare.
Essa, inoltre, risulta capace di ridurre il dolore approssimativamente nel 70% dei casi di osteoartrite e nel 60% di quelli di artrite reumatoide. Come dimostrato dall’esperienza, il dolore secondario ad artrite può essere alleviato somministrando 1 g di cartilagine di squalo per circa 7 kg di peso corporeo (oppure una capsula da 740750 mg per circa 5 kg di peso corporeo) al giorno approssimativamente per 21 giorni. Il preparato risulta maggiormente efficace se suddiviso in 3 dosi uguali, da assumersi 15 minuti prima dei pasti. In genere i malati presentano alleviamento della sintomatologia dolorosa a 16-18 giorni di distanza dall’inizio della terapia, purché questa venga effettuata regolarmente. Se, dopo 30 giorni, di uso corretto e continuato, il dolore persiste, significa che, in quel dato caso, la cartilagine di squalo non è efficace. È comunque, facile identificare i casi che rispondono positivamente. Una volta ottenuto l’alleviamento del dolore, il dosaggio viene diminuito a 1 g per circa 18 kg di peso corporeo (o a una capsula di 740-750 mg per 13,5 kg di peso corporeo).



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